miércoles, 21 de enero de 2009

Im Wald



O Wald, du kühler Bronnen,
Wie labst du die lechzende Brust!
Vom sengenden Brande der Sonnen
Lädst du zu erfrischender Lust.

Und ruhn wir beschattet von Zweigen,
Das Auge zum Äther gewandt,
So scheint sich der Himmel zu neigen,
Kühl weht's wie aus himmlischem Land.

O Wald, du Tempel der Töne,
Hoch wölbt sich dein grünendes Dach,
Hell klingt in verdoppelter Schöne
Gesang in den Wipfeln noch nach.

Und rührt uns beim Klange der Lieder
Des Gottes allmächtige Hand,
Dann säulselt's aus Zweigen hernieder
Wie Träume aus himmlischem Land.



Mendelssohn: Im Wald Op.100 nº4.
RIAS Kammerchor,
Director: Hans-Christoph Rademann.

¡Feliz Cumpleaños!

Hoy Plácido Domingo cumple 68 años. ¡Parece que todos nos hacemos viejos!
Sólo espero que cumpla muchos más.



Bella enamorada con tu imagen sueño
y un amor dichoso busco para mi.
Bella enamorada que eres mi consuelo,
ya sin tu cariño, ya sin tu cariño
no podré vivir.

Noche de amor, noche misteriosa,
ven hacia mí sombra de mujer;
suave placer ver lo que soñamos,
quiero vivir por volverla a ver.
Ilusión perdida, quiero recordar
de un amor lejano que no volverá.

Dama misteriosa que en la sombra vives,
dime ya quién eres y sabrás mi amor.
Bella entre las bellas, linda enamorada,
tú eres mi tormento, tú eres mi tormento,
yo tu esclavo soy.

Noche de amor, noche misteriosa,
ven hacia mí sombra de mujer;
suave placer ver lo que soñamos,
quiero vivir por volverla a ver

Noche de amor, noche misteriosa,
quiero vivir por volverla a ver;
ilusión perdida, quiero recordar
de un amor lejano que no volverá.


"Bella Enamorada" de la Zarzuela "El Último Romántico" de Soutullo y Vert

martes, 20 de enero de 2009

Il Decalogo del Buon Corista.

E’ usanza comune credere che in un coro (o corale) si debba cantare. Ciò è errato nel modo più assoluto. Ci si trova nella sala prove principalmente per aggiornarsi sugli avvenimenti mondani. È come essere dal barbiere, soltanto che si ha a disposizione più gente per chiacchierare. Dopodiché si passa alle critiche del maestro\a (è questa la sua principale funzione): com'è vestito\a, se si è fatto la barba, se è spettinato, se èingrassato\a, se ha cambiato l'auto, il patner quanto prende di rimborso spese... ecc, ecc.

Arrivare puntuali o, peggio ancora, in anticipo, è vivamente sconsigliato: si perde del tempo inutile, visto che durante i primi dieci (o più) minuti il maestro fa scaldare la voce con degli stupidi, esercizi. Il buon corista non ne ha assolutamente bisogno, quindi entra sempre a metà esecuzione di un brano "difficile" e, salutando vivacemente - meglio se stringendo la mano a tutti -, si mette vicino a chi gli pare.

Quando il maestro prova una singola sezione, bisogna evitare il silenzio. In questo caso sarebbe vivamente consigliato cantare un brano diverso, magari di genere opposto. Ad esempio, mentre i soprani provano la parte di una cantata di Bach, i contralti possono intonare "Fin che la barca va", i tenori "Vola colomba" ed i bassi "Voglio una vita spericolata". L'ideale sarebbe che ognuno cantasse un brano diverso. Questa pratica viene chiamata polifonia.

Un "perfetto corista" deve fumare almeno un pacchetto di "Esportazione senza filtro" al giorno. È opportuno, prima delle prove, mangiare un'insalata di cipolle e fagioli ed intavolare discussioni col maestro. Non lavatevi i denti, piuttosto usate il filo interdentale durante la prova. È vietato mangiare caramelle, piuttosto masticate gomme. Appare del tutto fuori discussione che mai come per i concerti valgono le regole del precedente punto 2.

Non partecipando alle prove generali si evitano quei tediosi ordini del tipo "vestitevi in tal modo, ordinate il repertorio trovatevi alla tal ora nel tal posto...". IL buon corista arriva al concerto (in ritardo) vestito come più gli aggrada e, se gli va, con una cartelletta qualunque, magari ornata con vivaci autodesivi.
Al maestro sarà sufficiente dire: "io alle prove generali non c'ero e non lo sapevo!".

Il maestro è sempre convinto di essere superiore a voi. Per questo, il vero corista deve contestare sempre qualunque cosa dica o faccia il direttore. Sarebbe opportuno costituire un "gruppo di opposizione" con direttive per fargli saltare il posto. Ricordate che chiunque può dirigere un coro: basta comprare uno dei tanti "Manuale del direttore di coro" e, se volete, leggerlo. Domandate al maestro di prestarvelo.

Una delle migliaia di pecche che ha il maestro è interrompere le "sempre perfette e superbe" interpretazioni del coro con delle stupidissime e ridicole frasi del tipo "più forte qui, più piano là, attenti qui, questo cala, questo no, ecc...". Peggio ancora quando si mette a parlare di "quando ero a..., quando ero direttore dell'orchestra..., quando ero membro della società corale..., ecc

Si mangia per vivere e si canta per mangiare e bere! Dopo ogni prova il direttore dovrebbe pagare di tasca propria un lauto rinfresco a tutti i coristi per farsi perdonare le cappellate (ecco perché alcune corali amano farsi chiamare "a cappella"), commesse durante le prove e nei concerti. Se ciò non avviene rinfacciategli che se lui è diventato "Maestro" di questa eccelsa corale è solo ed esclusivamente merito dei coristi.

Se il maestro si definisce "compositore" non credetegli. Il vostro direttore di coro non può scrivere pezzi "belli", quindi esortatelo gentilmente a smettere di scrivere musica. Il sistema migliore è dirgli; "in tutta la mia vita non ho mai udito un pezzo cosi schifoso!". Se invece il pezzo è piacevole, cosa impossibile, ditegli che l'avete già sentito da un'orchestra di liscio, e che era anche più bello!

Se il maestro vi fa cantare in latino, contestatelo! Ricordategli che viviamo in tempi moderni! Se vi fa cantare in italiano, ditegli che tutti i maggiori compositori hanno scritto in latino e che un vero coro deve cantare anche in latino. Se vi propone un pezzo d'opera, solitamente il "Va' pensiero", adattato da lui, rispondetegli che non siamo alla Scala. Se lui vi risponderà: "siamo in un sottoscala...", voi replicate che la colpa è sua. E, per finire, non dimenticate i personaggi che orbitano intorno al coro!

L'organista: solitamente ha studiato pianoforte dalle suore e si sente frustrato perché non ha potuto frequentare il Conservatorio. Quando suona coi piedi, fa meno danni col piede destro. A volte suona delle note giuste.

Il prete: se c'è, è il capo di tutto. Appare all'improvviso dal nulla e, interrompendo le prove, si mette a criticare il programma del Proprio e dell'Ordinario. Tutti gli danno ragione, ma appena sparisce gli si da contro rinfacciandogli di avere un sacco di soldi e di non darne mai al coro.

Il presidente (del coro):'è un grande ruffiano. In pratica, serve solo a non far litigare il maestro con il prete, il prete con l'organista, l'organista con il maestro, il maestro col prete, ecc. Se non riesce ad adempiere alla sua mansione, minaccia le dimissioni e allora tutto ritorna tranquillo.



Vanni Zunardi, tratto dalla rivista "La cartellina"

Se despide un genio

Gabriel García Márquez se ha retirado de la vida pública por razones de salud: cáncer linfático. Ahora, parece, que es cada vez más grave. Ha enviado una carta de despedida a sus amigos, y gracias a Internet está siendo difundida.
Les recomiendo su lectura porque es verdaderamente conmovedor este corto texto escrito por uno de los Latinoamericanos más brillantes de los últimos tiempos.

"Si por un instante Dios se olvidara de que soy una marioneta de trapo y me regalara un trozo de vida, posiblemente no diría todo lo que pienso, pero en definitiva pensaría todo lo que digo.

Daría valor a las cosas, no por lo que valen, sino por lo que significan.

Dormiría poco, soñaría más, entiendo que por cada minuto que cerramos los ojos, perdemos sesenta segundos de luz. Andaría cuando los demás se detienen, despertaría cuando los demás duermen. Escucharía cuando los demás hablan y cómo disfrutaría de un buen helado de chocolate!

Si Dios me obsequiara un trozo de vida, vestiría sencillo, me tiraría de bruces al sol, dejando descubierto, no solamente mi cuerpo, sino mi alma.

Dios mío si yo tuviera un corazón, escribiría mi odio sobre el hielo, y esperaría a que saliera el sol. Pintaría con un sueño de Van Gogh sobre las estrellas un poema de Benedetti, y una canción de Serrat sería la serenata que le ofrecería a la luna. Regaría con mis lágrimas las rosas, para sentir el dolor de sus espinas, y el encarnado beso de sus pétalos...

Dios mío, si yo tuviera un trozo de vida... No dejaría pasar un sólo día sin decirle a la gente que quiero, que la quiero. Convencería a cada mujer u hombre que son mis favoritos y viviría enamorado del amor.

A los hombres les probaría cuán equivocados están al pensar que dejan de enamorarse cuando envejecen, sin saber que envejecen cuando dejan de enamorarse! A un niño le daría alas, pero le dejaría que él solo aprendiese a volar. A los viejos les enseñaría que la muerte no llega con la vejez, sino con el olvido. Tantas cosas he aprendido de ustedes, los hombres... He aprendido que todo el mundo quiere vivir en la cima de la montaña, sin saber que la verdadera felicidad está en la forma de subir la escarpada. He aprendido que cuando un recién nacido aprieta con su pequeño puño, por primera vez, el dedo de su padre, lo tiene atrapado por siempre.

He aprendido que un hombre sólo tiene derecho a mirar a otro hacia abajo, cuando ha de ayudarle a levantarse. Son tantas cosas las que he podido aprender de ustedes, pero realmente de mucho no habrán de servir, porque cuando me guarden dentro de esa maleta, infelizmente me estaré muriendo.

Siempre di lo que sientes y haz lo que piensas. Si supiera que hoy fuera la última vez que te voy a ver dormir, te abrazaría fuertemente y rezaría al Señor para poder ser el guardián de tu alma. Si supiera que esta fuera la última vez que te vea salir por la puerta, te daría un abrazo, un beso y te llamaría de nuevo para darte más. Si supiera que esta fuera la última vez que voy a oír tu voz, grabaría cada una de tus palabras para poder oírlas una y otra vez indefinidamente. Si supiera que estos son los últimos minutos que te veo diría "te quiero" y no asumiría, tontamente, que ya lo sabes.

Siempre hay un mañana y la vida nos da otra oportunidad para hacer las cosas bien, pero por si me equivoco y hoy es todo lo que nos queda, me gustaría decirte cuanto te quiero, que nunca te olvidaré.

El mañana no le está asegurado a nadie, joven o viejo. Hoy puede ser la última vez que veas a los que amas. Por eso no esperes más, hazlo hoy, ya que si el mañana nunca llega, seguramente lamentarás el día que no tomaste tiempo para una sonrisa, un abrazo, un beso y que estuviste muy ocupado para concederles un último deseo. Mantén a los que amas cerca de ti, diles al oído lo mucho que los necesitas, quiérelos y trátalos bien, toma tiempo para decirles "lo siento", "perdóname", "por favor", "gracias" y todas las palabras de amor que conoces.

Nadie te recordará por tus pensamientos secretos. Pide al Señor la fuerza y sabiduría para expresarlos. Demuestra a tus amigos cuanto te importan."

GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ

lunes, 19 de enero de 2009

Espero


Te espero cuando la noche se haga día,
suspiros de esperanzas ya perdidas.
No creo que vengas, lo sé,
sé que no vendrás.
Sé que la distancia te hiere,
sé que las noches son más frías,
Sé que ya no estás.
Creo saber todo de ti.
Sé que el día de pronto se te hace noche:
sé que sueñas con mi amor, pero no lo dices,
sé que soy un idiota al esperarte,
Pues sé que no vendrás.
Te espero cuando miremos al cielo de noche:
tu allá, yo aquí, añorando aquellos días
en los que un beso marcó la despedida,
Quizás por el resto de nuestras vidas.
Es triste hablar así.
Cuando el día se me hace de noche,
Y la Luna oculta ese sol tan radiante.
Me siento sólo, lo sé,
nunca supe de nada tanto en mi vida,
solo sé que me encuentro muy sólo,
y que no estoy allí.
Mis disculpas por sentir así,
nunca mi intención ha sido ofenderte.
Nunca soñé con quererte,
ni con sentirme así.
Mi aire se acaba como agua en el desierto.
Mi vida se acorta pues no te llevo dentro.
Mi esperanza de vivir eres tu,
y no estoy allí.
¿Por qué no estoy allí?, te preguntarás,
¿Por qué no he tomado ese bus que me llevaría a ti?
Porque el mundo que llevo aquí no me permite estar allí.
Porque todas las noches me torturo pensando en ti.
¿Por qué no sólo me olvido de ti?
¿Por qué no vivo sólo así?
¿Por qué no sólo....

Mario Benedetti

jueves, 15 de enero de 2009

Starry Night



Starry, starry night.
Paint your palette blue and grey,
Look out on a summer's day,
With eyes that know the darkness in my soul.
Shadows on the hills,
Sketch the trees and the daffodils,
Catch the breeze and the winter chills,
In colors on the snowy linen land.

Now I understand what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they did not know how.
Perhaps they'll listen now.

Starry, starry night.
Flaming flowers that brightly blaze,
Swirling clouds in violet haze,
Reflect in Vincent's eyes of china blue.
Colors changing hue, morning field of amber grain,
Weathered faces lined in pain,
Are soothed beneath the artist's loving hand.

Now I understand what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they did not know how.
Perhaps they'll listen now.

For they could not love you,
But still your love was true.
And when no hope was left in sight
On that starry, starry night,
You took your life, as lovers often do.
But I could have told you, Vincent,
This world was never meant for one
As beautiful as you.

Starry, starry night.
Portraits hung in empty halls,
Frameless head on nameless walls,
With eyes that watch the world and can't forget.
Like the strangers that you've met,
The ragged men in the ragged clothes,
The silver thorn of bloody rose,
Lie crushed and broken on the virgin snow.

Now I think I know what you tried to say to me,
How you suffered for your sanity,
How you tried to set them free.
They would not listen, they're not listening still.
Perhaps they never will...


Vincent, Don McLean.
This song helped me to learn a little more English...

"Now I understand what you tried to say to me..."

lunes, 12 de enero de 2009

Vieni o tu, che ognora io chiamo




Vieni, o tu, che ognora io chiamo
Con dolcissime parole.
Vieni a me, che aspetto ed amo,
Come fior che aspetta il sole.
Nè temer per la laguna
Della torbida fortuna:
Sui tuoi giorni, amato mio,
Veglia ognor propizio il Ciel.
Ah! vieni t'affretta
Mio dolce tesoro,
Ti chiama, t'aspetta
Fedele il tuo ben.
Più nulla non bramo,
Se il Ciel mi concede
Ridirti che t'amo,
Stringendoti al sen.

Monserrat Caballé, en "Caterina Cornaro" de Gaetano Donizetti.

jueves, 8 de enero de 2009

Noche del amor insomne

Noche arriba los dos con luna llena,
yo me puse a llorar y tú reías.
Tu desdén era un dios, las quejas mías
momentos y palomas en cadena.

Noche abajo los dos. Cristal de pena,
llorabas tú por hondas lejanías.
Mi dolor era un grupo de agonías
sobre tu débil corazón de arena.

La aurora nos unió sobre la cama,
las bocas puestas sobre el chorro helado
de una sangre sin fin que se derrama.

Y el sol entró por el balcón cerrado
y el coral de la vida abrió su rama
sobre mi corazón amortajado.

Federico García Lorca

lunes, 5 de enero de 2009

Here is my song for the asking



Here is my song for the asking
Ask me and I will play
So sweetly, I'll make you smile.

This is my tune for the taking
Take it, dont turn away
I've been waiting all my life.

Thinking it over, I've been sad
Thinking it over, I'd be more than glad
To change my ways for the asking.

Ask me and I will play
All the love that I hold inside.

Sì dolce è'l tormento



Sì dolce è il tormento
che in seno mi sta
ch'io vivo contento
per cruda beltà...
nel ciel di bellezza
s'accreschi fierezza
et manchi pietà
che sempre qual scoglio
all'onda d'orgoglio
mia fede sarà...

La speme fallace
rivolgami il piè
diletto né pace
non scendano a me
e l'empia ch'adoro
mi nieghi ristoro
di buona mercè
tra doglia infinita,
tra speme tradita
vivrà la mia fe'...

Per foco e per gelo
riposo non ho
nel porto del Cielo
riposo haverò...
se colpo mortale
con rigido strale
il cor m'impiagò
cangiando mia sorte
col dardo di morte
il cor sanerò...

Se fiamma d'amore
già mai non sentì
quel rigido core
ch'il cor mi rapì
se nega pietate
la cruda beltate
che l'alma invaghì
ben fia che dolente
pentita e languente
sospirami un dì...

Monteverdi,
Quarto scherzo delle ariose vaghezze
Roberta Invernizzi (Soprano)

sábado, 3 de enero de 2009

Delirio Amoroso



Per te lasciai la luce,
ed or che mi conduce
amor per rivederti,
tu vuoi partir da me.
Deh! ferma i passi incerti,
o pur se vuoi fuggir, dimmi, perché?

George Frideric Handel, Per te lasciai la luce.
De la Cantata Delirio amoroso, HWV 99
Libreto: Benedetto Pamphilj

Natalie Dessay, soprano.
Atsushi Sakaï, Viola da gamba.


Ombra mai fu



Frondi tenere e belle
del mio platano amato,
per voi risplenda il fato.
Tuoni, lampi, e procelle
non v'oltraggino mai la cara pace,
né giunga a profanarvi
austro rapace.

Ombra mai fu
di vegetabile
cara ed amabile,
soave più.

Cara ed amabile,
ombra mai fu
di vegetabile
cara ed amabile,
soave più.
soave più.

viernes, 2 de enero de 2009

Ahi, nelle sorte umane



Ahi, nelle sorti umane
quella saria d’un cor
felicità maggior
ch’è senza affanno!
Ma le speranze vane
ingannano il pensier,
chè il duolo ed il piacer
compagni insieme vanno.